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giovedì 14 maggio 2015

PER UNA SCHIZOCULTURA

Recensione al volume "Louis Wolfson. Cronache da un pianeta infernale", a cura di Pietro Barbetta e Enrico Valtellina (Manifestolibri 2014), in Lo Sguardo - Rivista di filosofia, Tropi del pensiero. Retorica e filosofia, N. 17, 2015.


Come spiegare la fascinazione del giovane studente di psicologia per il giovane studente di lingue schizofrenico Louis Wolfson? Uno s’incammina sul lungo percorso delle scienze psicologiche perché ha intravisto la sragione, perché almeno una volta nella vita si è accorto che il senso non basta. Ci si affeziona – nel duplice senso del termine – a questa sragione, vuoi per debellarla, vuoi per accoglierla e riconoscerla, vuoi per l’ingenuo desiderio di risolvere quella altrui, per poi incappare nell’inganno istituzionale. Una volta giunto qui, il malcapitato è ormai dentro una bolla isolante fatta di parole e categorie che tengono a debita distanza la follia. 


(Continua su Lo Sguardo, rivista di filosofia: 


domenica 1 dicembre 2013

ESERCITARE ŽIŽEK

Il filosofo più pericoloso d’Occidente – così lo definisce il New Republic – è noto al grande pubblico in primis per quello che si potrebbe definire il suo personaggio, le caratteristiche cioè che lo fanno inevitabilmente saltare all’occhio (non è cosa strana, questa, nella società dello spettacolo).Quando guardiamo la realtà, c’è un ordine, una certa compostezza delle cose per cui non abbiamo bisogno di soffermarci più di tanto e fare attenzione ai particolari che ritornano sempre nello stesso posto e allo stesso modo. Un ordine simbolico delle cose è la nostra realtà. In questo senso allora, Lacan diceva che la realtà è un sonno. La realtà così intesa – un ordine dove ogni cosa è al suo posto al punto da sembrare “naturale” – ha effetto anestetico sulla nostra percezione del mondo. Il senso di Žižek è allora schiaffeggiare l’ascoltatore proponendo e richiamando l’attenzione sui limiti della realtà, su ciò che, sempre Lacan, ha chiamato il reale.

(Continua su hæcceit@s web. Rivista online di filosofia, cultura e società: http://haecceitasweb.com/2013/12/01/esercitare-zizek/)

sabato 9 novembre 2013

FOLLIA E SRAGIONE

L'associazione culturale Rizoma incontra il prof. Mario Galzigna in occasione della recente pubblicazione del suo libro "Rivolte del pensiero. Dopo Foucault, per riaprire il tempo".
Fra i temi del libro, ritroviamo il tentativo di leggere, di guardare, di intendere la follia al di là della confisca istituzionale. Un'esigenza, questa, avvertita già da Michel Foucault - che della psichiatria ha investigato la dimensione coercitiva, le dinamiche di potere insite nel sapere psichiatrico, la riduzione del mondo della sragione a cosa medica da diagnosticare - e che Galzigna riprende e ripropone oggi, con Foucault e dopo Foucault. Interrogando i saperi tecnici delle scienze psi, il filosofo punta ad individuare i buchi delle reti teoriche, i momenti cioè in cui le categorie non riescono ad afferrare i fenomeni. Momenti preziosi, occasioni per una riflessione epistemologica. Occorre ribadire il primato dell'empirico sul categoriale, ci dice Galzigna.
Una possibilità di occuparsi della follia, dell'esperienza della follia fuori dai regimi discorsivi e disciplinari che la inquadrano, sta nella letteratura, nel testo di Joyce, di Artaud, nel linguaggio schizofrenico, dove la parola si disarticola, si libera dalle catene del senso e viaggia in direzione non dell'altro ma del mondo, dell'universo. Proseguendo su questa linea, è possibile rintracciare in tali luoghi, non tanto e non solo l'evento che minaccia la ragione, la normalità, l'evento da esorcizzare per mezzo dell'atto medico, ma le rivolte del pensiero, la dimensione insorgente, spaesante, sovvertitrice del pensiero.
Cosa ci fa un filosofo nella casa dei pazzi? Rilanciamo oggi la questione che già Esquirol, protagonista della psichiatria francese ottocentesca, si poneva. L'associazione Rizoma nasce con l'intento di creare spazi che ospitino la molteplicità, spazi di ibridazione, di contaminazione dei saperi, fra i saperi, con le pratiche. L'incontro con Mario Galzigna, in questo senso, con il suo lavoro, che si incrocia col nostro desiderio, ci sembra un momento prezioso.

AS


IL POSTO DEL SOGGETTO NELLA LOGICA STRUTTURALE

Esiste, all’interno degli studi lacaniani, uno snodo teorico molto importante. Dopo aver preso le mosse dall’ambiente culturale dello strutturalismo, Lacan deve compiere un ulteriore movimento per identificare la psicoanalisi come scienza del particolare il cui oggetto di studio sia la verità del soggetto. In effetti, le premesse teoriche dello strutturalismo portano da tutt’altra parte.

(Continua su Critica Impura: http://criticaimpura.wordpress.com/2013/07/05/il-posto-del-soggetto-nella-logica-strutturale-jacques-lacan-e-la-sovversione-inaspettata/)


CLAUDE LEVI-STRAUSS E L'ANTROPOLOGIA STRUTTURALE

Il sapere antropologico, per Lévi-Strauss, deve raccogliere in un sistema le differenze che provengono da fattori storici, sociali, ambientali, e le invarianze del funzionamento del pensiero umano. La ricerca di invarianti e di regolarità nel magma dei fenomeni sociali e la prevalenza accordata alle relazioni tra i termini di un insieme metodologicamente isolato, piuttosto che ai termini stessi, sono le caratteristiche del lavoro antropologico di Claude Lévi-Strauss (nonché dell’indagine strutturalista tout court). Infatti per Lévi Strauss “Il principio fondamentale è che il concetto di struttura sociale non si riferisca alla realtà empirica, ma ai modelli costruiti in base ad essa”.